recentemente in vaticano si è svolto un incontro dopo i fatti di Ratisbona, tra cattolici e musulmani per una migliore comprensione ed alla fine è scaturito questo documento che riporto qui sotto. spero che prima o poi s capisca che siamo figli dello stesso PADRE e che tutte le guerre fatte in suo nome sono state inutili per cui è stata un inutile carneficina...
1. Per i cristiani la fonte e l'esempio dell'amore di Dio e del prossimo è l'amore di Dio per suo Padre, per l'umanità e per ogni persona. «Dio è amore» (1 Giovanni, 4, 16) e «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Giovanni, 3, 16). L'amore di Dio è posto nel cuore dell'uomo per mezzo dello Spirito Santo. È Dio che per primo ci ama permettendoci in tal modo di amarlo a nostra volta. L'amore non danneggia il prossimo nostro, piuttosto cerca di fare all'altro ciò che vorremmo fosse fatto a noi (cfr. 1 Corinzi, 13, 4-17). L'amore è il fondamento e la somma di tutti i comandamenti (cfr. Galati, 5, 14). L'amore del prossimo non si può separare dall'amore di Dio, perché è un'espressione del nostro amore verso Dio. Questo è il nuovo comandamento «che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati» (Giovanni, 15, 12). Radicato nell'amore sacrificale di Cristo, l'amore cristiano perdona e non esclude alcuno. Quindi include anche i propri nemici. Non dovrebbero essere solo parole, ma fatti (cfr. 1 Giovanni, 4, 18). Questo è il segno della sua autenticità.Per i musulmani, come esposto nella lettera Una Parola Comune, l'amore è una forza trascendente e imperitura, che guida e trasforma il rispetto umano reciproco. Questo amore, come indicato dal Santo e amato profeta Maometto, precede l'amore umano per il Dio uno e trino. Un hadit mostra che la compassione amorevole di Dio per l'umanità è persino più grande di quella di una madre per il proprio figlio (Muslim, Bab al-Tawba: 21). Quindi esiste prima e indipendentemente dalla risposta umana dell'unico che è «amorevole». Questo amore e questa compassione sono così immensi che Dio è intervenuto per guidare e salvare l'umanità in modo perfetto, molte volte e in molti luoghi, inviando profeti e scritture. L'ultimo di questi libri, il Corano, ritrae un mondo di segni, un cosmo meraviglioso di maestria divina, che suscita il nostro amore e la nostra devozione assoluti affinché «coloro che credono hanno per Allah un amore ben più grande» (2: 165) e «in verità il Compassionevole concederà il suo amore a coloro che credono e compiono il bene» (19: 96). In un hadit leggiamo che «Nessuno di voi ha fede finquando non ama il suo prossimo come ama se stesso» (Bukhari, Bab al-Iman: 13). 2. La vita umana è un dono preziosissimo di Dio a ogni persona, dovrebbe essere quindi preservata e onorata in tutte le sue fasi. 3. La dignità umana deriva dal fatto che ogni persona è creata da un Dio amorevole per amore, le sono stati offerti i doni della ragione e del libero arbitrio e, quindi, le è stato permesso di amare Dio e gli altri. Sulla solida base di questi principi la persona esige il rispetto della sua dignità originaria e della sua vocazione umana. Quindi ha diritto al pieno riconoscimento della propria identità e della propria libertà di individuo, comunità e governo, con il sostegno della legislazione civile che garantisce pari diritti e piena cittadinanza. 4. Affermiamo che la creazione dell'umanità da parte di Dio presenta due grandi aspetti: la persona umana maschio e femmina e ci impegniamo insieme a garantire che la dignità e il rispetto umani vengano estesi sia agli uomini sia alle donne su una base paritaria. 5. L'amore autentico del prossimo implica il rispetto della persona e delle sue scelte in questioni di coscienza e di religione. Esso include il diritto di individui e comunità a praticare la propria religione in privato e in pubblico. 6. Le minoranze religiose hanno il diritto di essere rispettate nelle proprie convinzioni e pratiche religiose. Hanno anche diritto ai propri luoghi di culto e le loro figure e i loro simboli fondanti che considerano sacri non dovrebbero subire alcuna forma di scherno o di irrisione. 7. In quanto credenti cattolici e musulmani siamo consapevoli degli inviti e dell'imperativo a testimoniare la dimensione trascendente della vita attraverso una spiritualità alimentata dalla preghiera, in un mondo che sta diventando sempre più secolarizzato e materialistico. 8. Affermiamo che nessuna religione né i suoi seguaci dovrebbero essere esclusi dalla società. Ognuno dovrebbe poter rendere il suo contributo indispensabile al bene della società, in particolare nel servizio ai più bisognosi. 9. Riconosciamo che la creazione di Dio nella sua pluralità di culture, civiltà, lingue e popoli è una fonte di ricchezza e quindi non dovrebbe mai divenire causa di tensione e di conflitto. 10. Siamo convinti del fatto che cattolici e musulmani hanno il dovere di offrire ai propri fedeli una sana educazione nei valori morali, religiosi, civili e umani e di promuovere una attenta informazione sulla religione dell'altro. 11. Professiamo che cattolici e musulmani sono chiamati a essere strumenti di amore e di armonia tra i credenti e per tutta l'umanità, rinunciando a qualsiasi oppressione, violenza aggressiva e atti terroristici, in particolare quelli perpetrati in nome della religione, e a sostenere il principio di giustizia per tutti. 12. Esortiamo i credenti a operare per un sistema finanziario etico in cui i meccanismi normativi prendano in considerazione la situazione dei poveri e degli svantaggiati, siano essi individui o nazioni indebitate. Esortiamo i privilegiati del mondo a considerare la piaga di quanti sono colpiti più gravemente dall'attuale crisi nella produzione e nella distribuzione alimentare, e chiediamo ai credenti di tutte le denominazioni e a tutte le persone di buona volontà di cooperare per alleviare la sofferenza di chi ha fame e di eliminare le cause di quest'ultima. 13. I giovani sono il futuro delle comunità religiose e delle società in generale. Vivranno sempre di più in società multiculturali e multireligiose. È essenziale che siano ben formati nelle proprie tradizioni religiose e ben informati sulle altre culture e religioni. 14. Abbiamo concordato di prendere in considerazione la possibilità di creare un Comitato cattolico-musulmano permanente, che coordini le risposte ai conflitti e ad altre situazioni di emergenza, e di organizzare un secondo seminario in un Paese a maggioranza musulmana ancora da definire. 15. Attendiamo dunque il secondo seminario del Forum cattolico-musulmano che si svolgerà entro due anni, in un Paese a maggioranza musulmana ancora da definire
venerdì 7 novembre 2008
venerdì 17 ottobre 2008
la diversità non è ua colpa ma una ricchezza...
La camera dei deputati, ha approvato un ordine del giorno proposto dalla lega in cui impegna la maggioranza ad inserire una norma in un disegno di legge, per la creazione di classi differenziate, per i bambini stranieri che non conoscono la nostra lingua, cultura e storia. Se ciò dovesse concretizzarsi sarebbe una mostruosità, perché per me la diversità è una ricchezza e non una colpa! Gli italiani ovvero alcuni italiani, non si ricordano più quando i nostri nonni e padri emigrarono in tutto il mondo per sfuggire alla miseria dell'Italia appena unita perché povera di risorse e di come venivano trattati una volta giunti a destinazione. Una volta in Italia, esistevano le scuole differenziali per disabili, ed io che sono disabile l'ho frequentata, ma per fortuna ne sono uscito e ho continuato la scuola normalmente, dopo un nuovo test che aveva misurato il mio grado di intelligenza che ha detta dello psichiatra esaminatore, avevo un'intelligenza sopra la media e che non riusciva a capire come mai i suoi colleghi precedenti avessero sbagliato. Però dal primo responso all'ultimo erano passati 12 anni. Nonostante adesso abbia 54 anni, sono sempre disabile nel senso che non cammino e scrivo le mie riflessioni con la voce dettando al computer sono sempre considerato diverso da molti. Ma io non mi sento in colpa, anzi il mio è handicap, lo considero una grazia di Dio nostro Padre e non mi sento sfortunato, ma fortunato. Fortunato di essere stato scelto per questa grazia, fortunato per questa mia diversità che non ho scelto e che mi è stata donata. Senza ombra di dubbio sarò considerato diverso per tutta la vita, anche se sono italiano per questa mia condizione, ma io sono contento perché questa è la mia ricchezza. In questi giorni ho nostalgia della scuola differenziale, vorrei ancora frequentarle perché non vorrei più far parte di quella comunità che credendosi normali sono stati in grado di proporre una scuola differenziale per stranieri...
giovedì 9 ottobre 2008
A NOI RIMANGONO SOLO I DEBITI....
Per tanti anni si è predicato, da parte di molti, che lo Stato deve essere meno invadente, e lasciare più spazio alla libera iniziativa privata. Chi si opponeva a questo punto di vista era considerato un retrogrado, un comunista come su queste idee fossero solo ad appannaggio dei comunisti, mentre non è così. Anch'io la penso così, ma non sono comunista, sono cristiano o almeno mi sforzo di esserlo è in forza di questo cerco di orientare tutta la mia vita. È da 2000 anni che Cristo ci indica un modello ideale di società dove il bisogno del singolo diventa il bisogno di tutti dove nessuno accumula tesori per se stesso ma il lavoro è per il bene comune di tutti. Salvo una minoranza, vedi NOMADELFIA e gli atti degli apostoli questo messaggio deve ancora essere accolto perché ognuno pensa per sé: sogna di vincere al super enalotto, di avere successo nella vita, di fare la bella vita. Non importa poi se tre quarti del pianeta è alla fame, se si vive con un dollaro al giorno! In questi ultimi tempi è finito un mondo elevato a mito dove l'egoismo legato alla sete di denaro ha cercato di fare più soldi possibili con ogni mezzo possibile prendendo decisioni atte a questo scopo nelle società da loro gestite senza curarsi delle conseguenze che avrebbe avuto sulla vita della comunità mondiale. Così queste società, sono fallite e tutti gli stati sono stati costretti ad intervenire nazionalizzando le varie società in crisi per non mandare sul lastrico come nel 1929 tante famiglie. Questi top menager non hanno sentito nemmeno la necessità di chiedere scusa e restituire quanto guadagnato indebitamente ed in modo vergognoso e come al solito a noi rimangono solo i debiti fatti da altri... da questo baratro ci si può risollevare accantonando il proprio egoismo e soccorrendo al bisogno di tutti!
venerdì 11 luglio 2008
eluana deve vivivere!!
EditorialeEluana è una persona che vivesenza dipendere dalle macchine
Non si agisca in base ad approcci emotivi e strumentali, ma considerando anzitutto il valore della vita e la dignità della persona
09/07/2008L’amore per i più piccoli e poveri ci porta a guardare con particolare attenzione a coloro che, come Eluana, dipendono in tutto, perfino nel cibo e nell’acqua, dalla cura altrui, sicuri, in tal modo, di attuare concretamente il comando evangelico di “dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati”.Davanti alla condizione di Eluana (la cui famiglia abita a Lecco, nella Diocesi di Milano) che l’Arcivescovo ha già avuto modo di visitare, è possibile proporre, con rispetto, alcune immediate considerazioni. Non entriamo nel merito dei sentimenti altrui, né esprimiamo giudizi sulle persone, che spettano ultimamente a Dio. Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. Ne danno testimonianza silenziosa e amorevole, da ormai quattordici anni, le Suore Misericordine e il personale sanitario della Clinica “Talamoni” di Lecco. Eluana, quindi, non va guardata come un “caso clinico” su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l’accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona. L’altro interrogativo, di carattere giuridico, non presenta per ora elementi sufficienti per essere adeguatamente valutato. Ci auguriamo che si reagisca non in base ad approcci emotivi e strumentali, ma considerando in modo pacato e ponderato i molteplici elementi in gioco, anzitutto la vita e la dignità della persona
Non si agisca in base ad approcci emotivi e strumentali, ma considerando anzitutto il valore della vita e la dignità della persona
09/07/2008L’amore per i più piccoli e poveri ci porta a guardare con particolare attenzione a coloro che, come Eluana, dipendono in tutto, perfino nel cibo e nell’acqua, dalla cura altrui, sicuri, in tal modo, di attuare concretamente il comando evangelico di “dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati”.Davanti alla condizione di Eluana (la cui famiglia abita a Lecco, nella Diocesi di Milano) che l’Arcivescovo ha già avuto modo di visitare, è possibile proporre, con rispetto, alcune immediate considerazioni. Non entriamo nel merito dei sentimenti altrui, né esprimiamo giudizi sulle persone, che spettano ultimamente a Dio. Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita. Ne danno testimonianza silenziosa e amorevole, da ormai quattordici anni, le Suore Misericordine e il personale sanitario della Clinica “Talamoni” di Lecco. Eluana, quindi, non va guardata come un “caso clinico” su cui discutere, né tanto meno va strumentalizzata per finalità del tutto estranee alla sua vicenda umana. La situazione di Eluana, che richiede di essere rispettata nella sua singolarità, suscita, tra gli altri, due ordini di interrogativi. Il primo, di carattere etico, richiede di tenere in considerazione anzitutto la fondamentale distinzione tra l’accanimento terapeutico, chiaramente non presente in questa circostanza, e il dovere di alimentazione. Eluana, come ognuno di noi, ha bisogno di acqua, cibo e cura della persona. L’altro interrogativo, di carattere giuridico, non presenta per ora elementi sufficienti per essere adeguatamente valutato. Ci auguriamo che si reagisca non in base ad approcci emotivi e strumentali, ma considerando in modo pacato e ponderato i molteplici elementi in gioco, anzitutto la vita e la dignità della persona
mercoledì 9 luglio 2008
UN POVERO CRISTO
Da quando Gesù Cristo si è fatto uomo, morto e risorto, alcuni uomini non gli hanno dato tregua. Per il potere l'hanno tirata sempre in ballo, mi riferisco alla lotta per le investiture tra papato ed impero, alle crociate, all'inquisizione, senza contare le varie divisioni all'interno della chiesa: da Martin Lutero con la riforma protestante, alla divisione della Chiesa d'Inghilterra per beghe matrimoniali, alla rivoluzione francese, comunista russa e cinese per arrivare ai giorni nostri dove uno stato vuole dichiararsi laico mentendo fuori dai propri uffici un uomo raffigurato in croce. Mi riferisco alla Spagna e dal suo primo ministro che ha in seno questo progetto. Insomma un uomo morto per amore 2000 anni fa ancora paura. Questo uomo non ha mai voluto imporre la sua dottrina, il suo modo di vedere lo ha solo additato a tutti noi il suo modo di vedere. Tutto il suo programma si riassume: ama il prossimo tuo come te stesso e questo programma è ancora valido oggi, certo è un programma difficile da attuare, visto come siamo egoisti, lui ci dice che il nostro cuore è sempre proteso a possedere il mondo piuttosto che possedere l'amore. Per cui vogliamo creare per non avere ulteriori fastidi uno stato laico così tutti potranno godersi la vita questa breve fuggevole vita senza essere disturbati. Ma agendo così ci si accontenta di poco anzi direi di niente. La cosa grottesca è che viviamo in un mondo creato da Lui per noi e noi cacciamo il creatore fuori dal nostro uscio creandoci una società dove per renderla perfetta si introduce, l'aborto per i bambini che sono un peso economico, oppure affetti da patologie, l'eutanasia perché quando non si sta più bene è meglio decidere noi e non il creatore quando morire perché la storia della sacralità della vita è solo una barzelletta buona per i creduloni. Insomma, quest'uomo in croce è sempre messo all'indice come un povero Cristo...
lunedì 7 luglio 2008
GRAZIE DIO, PERCHE'...
Grazie Dio perché mi hai fatto scoprire la Tua paternità, e come scrive San Paolo lo spirito grida Abbà Padre...
Grazie Papà, perché ti sei fatto carne, ti sei fatto debole, perché non avessimo paura della nostra debolezza,
Grazie Papà, perché a tutti fai un dono quando nasciamo, a me, hai donato questa disabilità...
Grazie Papà, perché con questa disabilità, mi hai tolto la tentazione di essere autosufficiente, di farmi da solo,
Grazie Papà, perché spesso chi mi incontra pensa o mormora che sono sfortunato e che la mia situazione fisica è una grossa disgrazia, ma Tu perdonali perché sono come ciechi che non sanno vedere un dono prezioso: la sofferenza. Quella sofferenza che tu poi hai preso su di te per salvare tutti noi.
Grazie Papà, perché di fronte al cieco nato hai detto che né lui né i suoi genitori avevano colpa per la sua cecità, ma il tutto era dovuto per la gloria di Dio e così la disabilità da quel giorno non è stata più maledizione, perché tu hai fatto nuove tutte le cose,
Grazie Papà, perché continui anche in questa mia apparente solitudine ad essermi vicino; anche nelle nuove prove che dovrò affrontare, nei nuovi interventi chirurgici in programma nei prossimi mesi...
Grazie Papà, perché mi hai fatto come un prodigio e sei stato con me nei momenti bui. Sicuramente come dice una poesia alla fine della mia vita vedrò in uno schermo tutta la mia esistenza contrassegnata da quattro orme nei momenti ordinari e due orme nei momenti difficili perché oso pensare che tu mi hai portato in braccio...
Grazie Papà, perché hai esaudito quelle preghiere che non ho mai fatto che quelle che ho sempre fatto, cioè avere delle gambe buone ed una vita di successo. Niente di tutto questo mi è stato concesso. Tu mi hai fatto capire col tempo che per essere felici non sono necessarie le gambe buone, non è necessario vivere una vita alla grande, quello che è necessario essere come bambini dipendenti in tutto dal Padre...
Grazie Papà, perché ti sei fatto carne, ti sei fatto debole, perché non avessimo paura della nostra debolezza,
Grazie Papà, perché a tutti fai un dono quando nasciamo, a me, hai donato questa disabilità...
Grazie Papà, perché con questa disabilità, mi hai tolto la tentazione di essere autosufficiente, di farmi da solo,
Grazie Papà, perché spesso chi mi incontra pensa o mormora che sono sfortunato e che la mia situazione fisica è una grossa disgrazia, ma Tu perdonali perché sono come ciechi che non sanno vedere un dono prezioso: la sofferenza. Quella sofferenza che tu poi hai preso su di te per salvare tutti noi.
Grazie Papà, perché di fronte al cieco nato hai detto che né lui né i suoi genitori avevano colpa per la sua cecità, ma il tutto era dovuto per la gloria di Dio e così la disabilità da quel giorno non è stata più maledizione, perché tu hai fatto nuove tutte le cose,
Grazie Papà, perché continui anche in questa mia apparente solitudine ad essermi vicino; anche nelle nuove prove che dovrò affrontare, nei nuovi interventi chirurgici in programma nei prossimi mesi...
Grazie Papà, perché mi hai fatto come un prodigio e sei stato con me nei momenti bui. Sicuramente come dice una poesia alla fine della mia vita vedrò in uno schermo tutta la mia esistenza contrassegnata da quattro orme nei momenti ordinari e due orme nei momenti difficili perché oso pensare che tu mi hai portato in braccio...
Grazie Papà, perché hai esaudito quelle preghiere che non ho mai fatto che quelle che ho sempre fatto, cioè avere delle gambe buone ed una vita di successo. Niente di tutto questo mi è stato concesso. Tu mi hai fatto capire col tempo che per essere felici non sono necessarie le gambe buone, non è necessario vivere una vita alla grande, quello che è necessario essere come bambini dipendenti in tutto dal Padre...
sabato 21 giugno 2008
non sono d'accordo!
Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore. A prima vista, questa potrebbe essere una frase ad effetto, ma non è così, perché quello che è successo pochi giorni fa, a Viterbo e negli Stati Uniti, anche se poi risolto, come nel caso degli Stati Uniti, dimostra che la condizione di handicap che vivono molte persone può essere appesantita da atteggiamenti incomprensibili di certe persone che presiedono diocesi o organismi sportivi. Per la diocesi mi riferisco al fatto accaduto giorni fa, a Viterbo e riportato dai giornali, quando il vescovo di quella città ha negato le nozze religiose a una coppia, perché è uno dei componenti non poteva procreare e questo non per colpa di quella persona, ma a causa di una malattia. Il vescovo ha giustificato il provvedimento dicendo che per accedere al matrimonio religioso bisogna essere in grado di procreare in caso contrario il matrimonio religioso non si può svolgere. Questa è un'antica legge della Chiesa. Pur con tutto rispetto, per l'autorità che ha emesso questo provvedimento, dico che non sono d'accordo, perché questo difetto non se l'è procurato lui e mi permetto di dire che se Dio l'ha permesso questo difetto, è per un disegno più grande e come per il cieco nato non può essere vissuto come una colpa. Stessa cosa dicasi per quanto è successo negli Stati Uniti in cui il comitato para olimpico voleva impedire la partecipazione alle para Olimpiadi di Pechino a un ragazzo disabile affetto da autismo, questa decisione è stata annullata grazie alla madre adottiva di questo ragazzo dall'organismo internazionale delle para Olimpiadi. Purtroppo ancora oggi il diverso non ha cittadinanza e se riesce averla è perché ha dovuto sottostare a dure lotte. È da anni che dico che la disabilità è un valore inestimabile, è una grazia incomparabile e il Signore la concede alle volte a chi ha carattere, a chi non ha paura di combattere, perché quando la lotta si fa dura, i duri cominciano a combattere, io che non cammino da sempre ho sempre combattuto e sto combattendo anche adesso con questo scritto. Io non mi sento in colpa per la mia disabilità, io non mi sento in colpa, se non ho mai avuto un corpo perfetto, ma con ciò mi sento amato, di un Amore più grande dell'amore stesso. Questo Amore che ha cancellato tutti pregiudizi esistenti su questa condizione umana tanto da diventare gloria di Dio. Non bisogna avere paura della condizione di disabilità, perché essa può capitare a tutti e può essere momentanea o definitiva, ma certamente è possibile convincerci, poi se uno è credente scoprirà pian piano come è successo a me, il valore inestimabile di questa condizione! È proprio vero di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore...
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