mercoledì 16 febbraio 2011

ANCHE DIO E' UN ROM

IL VANGELO RISUONA NELLE PIAZZE
Post n°1542 pubblicato il 13 Febbraio 2011 da Giuranna
Tag: Ai giovani, Cattolici e politica, Comunità Pastorale, L'opinione




Vignetta di don Giovanni Berti, diocesi di Verona (gioba.it)



Tutte le domeniche il Vangelo è proclamato in migliaia di comunità cristiane...

Oggi però il Vangelo si è fatto sentire in modo straordinariamente forte nelle piazze, e precisamente in Piazza San Pietro e Piazza del Popolo a Roma.

Il primo a parlare chiaro è stato il Papa Benedetto XVI, che all'Angelus ha detto:

“Pienezza della Legge è la carità”, scrive san Paolo (Rm 13,10). Davanti a questa esigenza, ad esempio, il pietoso caso dei quattro bambini Rom, morti la scorsa settimana alla periferia di questa città, nella loro baracca bruciata, impone di domandarci se una società più solidale e fraterna, più coerente nell’amore, cioè più cristiana, non avrebbe potuto evitare tale tragico fatto. E questa domanda vale per tanti altri avvenimenti dolorosi, più o meno noti, che avvengono quotidianamente nelle nostre città e nei nostri paesi.

La seconda voce degna di nota è quella di Suor Eugenia Bonetti in piazza del Popolo a Roma, durante la manifestazione "Se non ora quando?" per la difesa della dignità delle donne.

Ascolta con attenzione l'intervento limpidissimo di Suor Eugenia su Repubblica TV.

Il Vangelo è chiaro, chiarissimo.

Chi fomenta l'odio nei confronti dei Rom è fuori dal Vangelo.

Chi accetta uno stile di vita gaudente e volgare, fondato sulla ricerca del potere e del piacere, è fuori dal Vangelo.

mercoledì 26 gennaio 2011

non si puo'morire di fame

I prezzi tornano a impennarsi
E il mondo ha sempre più fame
Mentre gli occhi degli economisti e dei risparmiatori erano ancora puntati sulle banche, le materie prime hanno ripreso a correre. E non solo il petrolio. Dai minimi toccati a dicembre, le quotazioni di soia, mais e grano sono arrivate a salire anche del 50%. Siamo lontani dai record raggiunti nel 2008, ma i valori si sono comunque riportati ai livelli della fine del 2007, quando la crisi alimentare stava per scoppiare. Una tendenza che giustifica le preoccupazioni della Fao, secondo cui alla fine del 2008 i prezzi del cibo erano comunque più alti del 26% rispetto al 2006 e del 33% sul 2005. I rincari, combinati agli effetti della crisi economica, hanno fatto aumentare a oltre un miliardo il numero di persone nel mondo che rischia di soffrire la fame.

Solo un anno fa il costo del pane o di un piatto di riso scatenava tumulti con decine di morti da Haiti al Bangladesh, dall’Egitto al Senegal. Poi vennero il terremoto finanziario, il crollo di Lehman Brothers, la 'gelata' del credito e il trasferimento della crisi all’economia reale, oggi attanagliata da una recessione di portata storica. Si sgonfiò la 'bolla' delle materie prime, facendo ipotizzare, manuali di economia alla mano, che i prezzi sarebbero scesi e che anche la fame, almeno per un po’, avrebbe dato tregua. Non è andata così. Nel frattempo sulle Borse mercantili le materie prime sono risalite, raggiungendo un livello di guardia che gli analisti osservano con attenzione. Vogliono capire se la tendenza al rialzo, chiusa la parentesi della recessione, diventerà 'strutturale'. Fra i motivi dei recenti rialzi non si possono escludere speculazioni. Gli attuali prezzi appaiono irrealistici, considerato che la ripresa dell’economia non è ancora dietro l’angolo e comunque sarà lenta e graduale.

Si registra tuttavia un aumento della domanda da parte di mercati emergenti come la Cina, la cui economia sta ripartendo più rapidamente che altrove, e in generale di biocombustibili, la cui produzione, come è noto, sottrae terreno agricolo destinato al cibo. Un recente studio di Credit Suisse analizza proprio l’impatto di questi due fattori: l’indicazione è che nei prossimi cinque anni la domanda potrebbe risultare superiore all’offerta. I prezzi di conseguenza dovrebbero continuare a salire. In particolare, secondo gli analisti della banca elvetica, la recessione farà diminuire quest’anno la domanda complessiva di cibo e biocarburanti soltanto dell’1-2%. Sul medio periodo, invece, ossia nei prossimi cinque anni, la domanda dovrebbe aumentare a un ritmo compreso tra il 2,3% e il 2,6%. Si tratta, precisa lo studio, di una stima prudente. La sola richiesta di cibo, nel quinquennio, potrebbe crescere del 2,2%. A pesare sarà soprattutto la 'fame' dei Paesi emergenti.

Sul fronte dell’offerta, a complicare la situazione è la peggiore crisi economica degli ultimi 60 anni, come ha rilevato anche la Fao. Nei prossimi 12 mesi, indica Credit Suisse, i raccolti saranno inferiori del 3-4%, principalmente a causa di problemi di finanziamento. Per il 2009 si stima una sensibile diminuzione delle superfici coltivate e dell’uso di fertilizzanti. Solo nel 'granaio' ucraino il governo parla di un crollo dell’offerta pari al 21%. In Brasile, a causa della stretta del credito, nel primo trimestre di quest’anno l’uso di fertilizzanti è calato del 24%. È così che la crisi, sommata ai prezzi già elevati dei generi alimentari, ha fatto salire a 1,02 miliardi il numero di persone affamate. Il direttore della Fao, Jacques Diouf ha ricordato che erano 963 milioni nel 2008 e meno di 850 nel 2007, prima dell’emergenza alimentare. La recessione al tempo stesso sembra avere messo a dura prova la generosità dei Paesi donatori, mettendo in difficoltà il Programma alimentare mondiale dell’Onu. Il Pam necessita di 6,4 miliardi di dollari in aiuti alimentari solo quest’anno, ma i contributi dei donatori sono ben al di sotto, a quota 1,5 miliardi la scorsa settimana.

Come conseguenza, sono stati ridotti o tagliati alcuni progetti in Africa orientale e in Corea del Nord. In Ruanda, la razione giornaliera di cereali è stata portata da 420 a 320 grammi; stessa sorte potrebbe toccare a 3,5 milioni di vittime della siccità in Kenya; nell’Uganda settentrionale è stata sospesa la distribuzione di cibo a 600.000 persone; ridimensionate infine le operazioni previste in Etiopia. Intanto, l’India non ha ancora sbloccato le esportazioni di riso non basmati 'congelate' nel 2008 nel pieno della crisi alimentare. Attualmente solo limitati quantitativi sono concordati attraverso canali diplomatici con Paesi considerati 'amici'. Il governo di New Delhi sta valutando di far cadere il divieto. Se così fosse, il prezzo del riso sarebbe destinato a scendere, ma al tempo stesso 700 milioni di indiani rischierebbero di restarne privi.
Alessandro Bonini


«Quando gli uomini impareranno che la vita è sacra?»
Cari fratelli e sorelle!
In passato la prima domenica di luglio si caratterizzava per la devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo. Alcuni miei venerati Predecessori nel secolo scorso la confermarono, e il beato Giovanni XXIII, con la Lettera Apostolica Inde a primis (30 giugno 1960), ne spiegò il significato e ne approvò le Litanie. Il tema del sangue, legato a quello dell’Agnello pasquale, è di primaria importanza nella Sacra Scrittura. L’aspersione col sangue degli animali sacrificati rappresentava e stabiliva, nell’Antico Testamento, l’alleanza tra Dio e il popolo, come si legge nel libro dell’Esodo: "Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo dicendo: Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!" (Es 24,8).
A questa formula si rifà esplicitamente Gesù nell’Ultima Cena, quando, offrendo il calice ai discepoli, dice: "Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati" (Mt 26,28). Ed effettivamente, a partire dalla flagellazione, fino alla trafittura del costato dopo la morte di croce, Cristo ha versato tutto il suo sangue, quale vero Agnello immolato per la redenzione universale. Il valore salvifico del suo sangue è affermato espressamente in molti passi del Nuovo Testamento. Basti citare, in questo Anno Sacerdotale, la bella espressione della Lettera agli Ebrei: "Cristo… entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalla opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?" (9,11-14).
Cari fratelli, sta scritto nella Genesi che il sangue di Abele, ucciso dal fratello Caino, grida a Dio dalla terra (cfr 4,10). E purtroppo, oggi come ieri, questo grido non cessa, perché continua a scorrere sangue umano a causa della violenza, dell’ingiustizia e dell’odio. Quando impareranno gli uomini che la vita è sacra e appartiene a Dio solo? Quando comprenderanno che siamo tutti fratelli? Al grido per il sangue versato, che si eleva da tante parti della terra, Dio risponde con il sangue del suo Figlio, che ha donato la vita per noi. Cristo non ha risposto al male con il male, ma con il bene, con il suo amore infinito. Il sangue di Cristo è il pegno dell’amore fedele di Dio per l’umanità. Fissando le piaghe del Crocifisso, ogni uomo, anche in condizioni di estrema miseria morale, può dire: Dio non mi ha abbandonato, mi ama, ha dato la vita per me; e così ritrovare speranza. La Vergine Maria, che sotto la croce, insieme con l’apostolo Giovanni, raccolse il testamento del sangue di Gesù, ci aiuti a riscoprire l’inestimabile ricchezza di questa grazia, e a sentirne intima e perenne gratitudine.

BENEDETTO XVI

















Si è svolto ad Assisi il capitolo generale (mondiale) dei seguaci del Poverello
Padre Carballo: "La Chiesa deve parlare su sospetti, e accuse che toccano esponenti politici"
"Mai tacere sull'ingiustizia del mondo"
L'appello al G8 dei frati francesacani
Un elenco di "priorità" e di attese. E la richiesta a Berlusconi di fare chiarezza
"Chi ricopre cariche pubbliche non può transigere sulla moralità"
di ORAZIO LA ROCCA


Padre Carballo con Benedetto XVI
ROMA - "La Chiesa non può tacere di fronte alle ingiustizie del mondo, all'oppressione dei poveri, alla rovina dell'ambiente, ai pericoli che gravano sulla pace nel mondo. Ma nemmeno davanti a vicende che, anche lontanamente, possono minare la moralità, il rispetto delle donne, i valori, i diritti umani, la difesa di poveri ed immigrati. E a maggior ragione deve far sentire la sua voce quando sospetti, voci ed accuse su tali tematiche coinvolgono autorevoli esponenti delle pubbliche istituzioni, come purtroppo sta succedendo in Italia".

Anche i Frati minori francescani fanno sentire la loro voce ai "grandi" della terra impegnati al G8 dell'Aquila con un messaggio-appello dedicato alle "priorità" e alle "attese" di "credenti, non credenti e uomini di buona volontà, ma soprattutto di poveri ed oppressi". Priorità ed attese che i figli di San Francesco indicano prima di tutto "nella difesa della pace, nella eliminazione delle ingiustizie sociali e nell'aiuto ai meno abbienti".

Se ne fa portavoce padre Josè Rodriguez Carballo, 56 anni, spagnolo di Santiago di Compostela, riconfermato per la seconda volta ministro generale dei Frati Minori al Capitolo dell'Ordine concluso nei giorni scorsi ad Assisi sotto la "supervisione" del delegato papale, il cardinale Josè Saraiva Martins. Padre Carballo come primo atto ha inviato un pressante appello al G8 contro "le ingiustizie sociali, le guerre e la fame che ancora minacciano troppe popolazioni nel mondo".

Ma un "pensiero" lo ha rivolto anche alla situazione italiana, con particolare attenzione alle vicende del premier Berlusconi, sollevando "interrogativi" specialmente nei confronti di quelle "voci" che ne stanno compromettendo la credibilità morale. Il religioso, in particolare, ha unito la sua voce a quanti, dentro e fuori la Chiesa non nascondono la loro perplessità di fronte alle note vicende berlusconiane, a partire dalla Conferenza episcopale italiana col presidente cardinale Angelo Bagnasco e il segretario generale, il vescovo Mariano Crociata, ma anche dal settimanale Famiglia Cristiana che ha persino chiesto al premier di dimettersi.


Anche padre Carvallo non nasconde che sarebbe quanto meno opportuno che il premier Berlusconi facesse "chiarezza" sulle tutte le questioni extrapolitiche di cui è accusato (feste casalinghe con ragazze a pagamento, presunti viaggi con amici e conoscenti sugli aerei di Stato, contatti con ragazze minorenni). "Sulla moralità non si deve transigere mai, specialmente se si ricoprono cariche pubbliche e istituzionali", avverte il neo ministro generale francescano.

Quanto ai suoi prossimi impegni, padre Carvallo ha assicurato che sarà sempre in prima linea per portare "in ogni angolo della terra" il messaggio francescano. Un impegno appassionato e totale perché, ha spiegato, "il mondo ha diritto di attendersi che i frati siano strumenti di riconciliazione e di pace, solidali con i più miseri, attenti alla salvaguardia del creato, capaci di favorire il dialogo tra le culture, le generazioni, le religioni, le correnti di pensiero, per far crescere la conoscenza e il riconoscimento reciproci e la ricerca di cammini comuni per dare inizio ad un mondo fraternizzato con le sue ricche e sane differenze".

Nel corso dei lavori capitolari, i 152 delegati, giunti alla Porziuncola di Assisi in rappresentanza dei circa 15.000 frati presenti nel mondo, hanno esaminato lo stato dell'Ordine e hanno tracciato insieme il cammino dei prossimi sei anni. Il documento finale, intitolato "Portatori del dono del Vangelo", illustra in sintesi come i Frati minori intendono operare in questo inizio di Terzo Millennio nell'annuncio del Vangelo in un mondo così diverso da quello dell'epoca di san Francesco. "La nostra missione - afferma padre Carvallo - sempre ispirata al Poverello di Assisi avviene tra gli uomini di oggi, mettendo al centro gli altri e non sè stessi, in un atteggiamento di simpatia per il mondo, cercando di comprendere e rendersi comprensibili ad ogni popolo e ad ogni cultura. Tale impegno assume spesso la forma della partenza per altri paesi, per vivere tra uomini di altre lingue e culture e rendere presente a tutti il dono del Vangelo. L'evangelizzazione assume così una spiritualità attenta anche ai valori della giustizia, della pace, dell'integrità del creato e rende i fratelli francescani ponti di dialogo, di incontro, di riconciliazione con tutti al di là delle fedi, delle religioni e delle convinzioni politiche. Questo ci ha insegnato Francesco, questo noi continueremo a fare in suo nome".

venerdì 24 dicembre 2010

QUEL BAMBINO CHE HA CAMBIATO LA STORIA

Natività 2010



Una stella, una domanda, una storia...
Una mangiatoia, un bimbo, una nuova vita...
Una famiglia, come le nostre, che accoglie e condivide la vita del bimbo che
arriva.
E' così che viene il Dio della storia e della vita, il Dio degli ultimi e dei
dimenticati.
Ancora una volta quel "magnificat" diventa il si di tutti coloro che accettano
la proposta dell'Emmanuele, del Dio con noi.

Ancora una volta quel bimbo si lascia accogliere dalle nostre mani e si fa uomo
per camminare con noi.

Stupore, speranza, profezia.

Buona Natale

HANDYCAPP FRANCO

martedì 21 dicembre 2010

IL MIRAGGIO DI NON MORIRE

La vita eterna
e il miraggio di non morire
La vita eterna? In un certo senso è diventata un’altra cosa. E questo anche perché è cambiata l’immagine, ma soprattutto la presenza della morte. Ancora ricordo i risultati di una ricerca statistica inglese sulla città di Exeter. L’autore diceva: a 25 anni la metà del campione studiato era già morta. E i dati, a quanto ricordo, si riferivano al Settecento. Eravamo già lontani dall’immagine della morte del medioevo, quando era sempre e quasi naturalmente presente. Il cimitero non era un luogo lontano dalla vita quotidiana, tanto è vero che nei cimiteri si commerciava, ci si prostituiva…

Oggi? Siamo separati dai cimiteri e dalla morte. Culturalmente è vissuta come un evento imprevedibile, che ci sorprende ogni volta che la incontriamo. Nei secoli e nei millenni che stanno alle nostre spalle la durata della vita si è, pur lentamente, allungata e la morte è quasi scomparsa dai primi 20 o 30 anni di vita. Certamente si muore negli incidenti stradali, nei posti di lavoro, ma di queste morti non si parla più come di un prodotto del destino, bensì di carenze, di errori, di circostanze più o meno imprevedibili. In conclusione, la morte è ancora una scomoda inquilina della vita, ma un’inquilina il cui arrivo è sempre meno prevedibile per cui, alla fine, la cultura della morte è profondamente diversa da quella di un tempo.

Certamente si deve morire, ma la morte viene associata a una vecchiaia vissuta come un evento molto lontano che non ci riguarda da vicino. Già tutto questo contribuisce a una ricostruzione del nostro rapporto con la religione. Un tempo religione, morte e vita eterna erano collegati psicologicamente. Oggi la religiosità, spesso molto lontana dal problema della morte, diventa un evento psicologicamente più positivo. Gli aspetti sociali, culturali e psicologici della religione subiscono quindi importanti trasformazioni. Ma si sta facendo strada un altro problema che interessa da vicino la religione ed è almeno in parte il prodotto di queste secolari trasformazioni.

La vita, prolungata dai progressi delle scienze umane, comincia ad essere vissuta come psicologicamente eterna. Mi resi conto dell’esistenza di questo problema anni or sono quando partecipai a una trasmissione televisiva insieme a un biologo americano il quale osservò: «I progressi della genetica mi fanno pensare che qualcuno di quanti nascono ora sarà vivo fra 400 anni». Un’affermazione che forse contiene frammenti di verità, ma che è molto importante anche dal punto di vista culturale. Quindi, si comincia a parlare di una vita che, sul piano psicologico, anche se non nel nostro quotidiano, diventa fisicamente eterna.

Sollecitato da questa considerazione cominciai a riflettere, e dentro di me si affollarono le domande. Ma che ne sarà, nella cultura di uomini e donne di quel futuro, della vita religiosamente eterna? Come saranno consolati gli esseri umani di fronte ad una presunta o presumibile eternità fisica, satura anche di sofferenze e dolori? Cambia veramente il significato del concetto di vita eterna? Rimane, in un mondo così drammaticamente diverso, la necessità di dare una risposta religiosa ai nostri problemi.

Ma come fare di fronte a una vita psicologicamente vissuta come eterna, da un uomo più solo che mai? E probabilmente impreparato ad affrontare una realtà così diversa? Si tratta di formulazioni nuove di problemi che filosofia, teologia e psicologia hanno sempre affrontato, o di problemi nuovi per questa civiltà così differente?
Sabino Acquaviva

A proposito di «famiglia allargata»
La felicità non è un caos
«Il giorno più brutto della mia vita? Quando papà e mamma si sono separati»: la bambina che mi parla così ha 7 anni, dunque siamo arrivati ai tempi in cui una bambina di 7 anni cataloga i giorni brutti della sua vita, e stabilisce qual è il peggiore? E se il giorno in cui papà e mamma si son separati è il più brutto, ci potrà mai essere, in futuro, un giorno ancora più brutto? Sì: «Quando il papà o la mamma avranno un nuovo fidanzato».

La bambina è la prima della classe, scrive perfino delle poesie. Senza rima, ma ormai chi usa più la rima? Leggevo, ieri, che ci sono bambini per i quali avere tre o quattro genitori è una festa: si divertono di più. Se poi i nuovi genitori hanno dei bambini, i figli nati dai due-tre matrimoni formano una squadra, giocano sempre, è come se fossero continuamente al parco. Questo leggevo. Ma la mia esperienza non me lo conferma. Ogni tanto la madre della bambina che ho introdotto all’inizio di questo articolo fa qualche viaggio, per stare in pace col nuovo compagno, e per non far sentire l’abbandono alla figlia la chiama col cellulare, e la prima risposta della figlia è: «Dove sei? sei sola? o sei con X?». La piccola ha un’ossessione: che la madre introduca un nuovo marito, e cioè un nuovo padre. Il bambino sente padre-madre come una coppia perfetta, si sente il frutto di una perfezione.

Se la coppia si spacca, nel bambino s’infiltra un’autosvalutazione, si sente frutto di un errore. Avevo un amico che era uscito di casa, viveva con un’altra donna, e da queste donna ebbe un nuovo figlio. Il figlio avuto dalla moglie precedente andò a trovarlo, stava al quinto piano, guardò il fratellastro in culla, uscì sul terrazzino e si buttò. Ricordi come questo, di figli finiti male o sbandati perché papà e mamma si son separati, a una certa età si fan numerosi.

Leggo che son nati termini nuovi, per indicare i nuovi ruoli introdotti col secondo o terzo matrimonio: "papigno", "mammastra", "cugipote". Non vedo la scia di affettività che questi termini si trascinano dietro. "Papigno" è il maschile di "matrigna", e la matrigna sta nelle favole come l’incarnazione del peggior male che l’inconscio delle bambine teme: è l’anti-madre. So che le matrigne eccellenti non sono poche, ma so che le bambine con questo terrore sono molte. E "papigno" è un neologismo funebre. In genere la matrigna appare quand’è morta la madre, se c’è il papigno vuol dire che non c’è il papà. Il figlio c’è perché c’è la mamma che lo ha voluto.

Se c’è la "mammastra" ci sono altri figli che lei ha voluto, non tu. La famiglia allargata è un caos generazionale, ma anche lessicale. Poiché le famiglie allargate son numerose, in Inghilterra han deciso che a scuola non si dica più ai bambini "tua madre" o "tuo padre", perché è possibile che il bambino non viva con loro. Allora si dice: "gli adulti che vivono con te". La parola "madre" è cancellata. La parola è un albero, la lingua una foresta. Se tagli una parola, tagli un albero. Ma dalla parola "mamma" derivano tanti altri alberi, germogliati dalle sue radici: se tagli quella parola, crei una radura vuota nel mezzo della società.

Un ministro italiano in carica ha confidato ieri: «Anch’io pensavo che mio figlio, intelligente, non ne risentisse, e mi sono separato. Ma si è destabilizzato. Non è giusto cercare la propria felicità a danno dei figli». È l’intuizione di un concetto profondo che va portato in superficie: se uno vive da solo, insegue una felicità individuale; se si unisce a formare una coppia, entra in un altro concetto di felicità, la felicità di coppia, che comporta anche dei doveri, la felicità dell’altro; se poi forma una famiglia, entra in una felicità di gruppo, e non può rompere impunemente il gruppo, e uccidere la felicità degli altri per chiudersi nella propria. La felicità della famiglia – e il Papa ce lo ha ricordato – non è fatta di tante felicità individuali separate, ma dalla loro fusione e dal loro accordo.
Ferdinando Camon

venerdì 3 dicembre 2010

la preghiera di DIO NOSTRO PADRE

Figlio mio che sei in Terra,
preoccupato, confuso, disorientato,
solo, triste, angustiato...
lo conosco perfettamente il tuo nome, e lo
pronuncio benedicendolo perchè ti amo.
No!.. Non sei solo, perchè Io abito in te;
insieme costruiremo questo Regno,
del quale tu sarai il mio erede.
Desidero che tu faccia sempre la mia volontà,
perchè la mia volontà
è che tu sia felice.
Devi sapere che potrai sempre contare su di me perchè non ti abbandonerò mai e che
avrai sempre il pane quotidiano, non ti preoccupare,
solo ti prego di dividerlo sempre con il tuo prossimo,
con i tuoi fratelli.
Sappi che perdono sempre le tue offese,
ancor prima che tu le commetta e
pur sapendo che le rifarai,
per questo ti prego che tu faccia lo stesso
con chi ti offende.
Desidero che tu non cada in tentazione,
per questo aggrappati forte alla mia mano e
confida sempre in me e Io ti libererò dal male.
Ricorda e non dimenticare mai
che TI AMO dall’inizio dei tuoi giorni,
e ti amerò fino alla fine...
IO TI AMERO’ SEMPRE PERCHE’ SONO TUO PADRE!
Che la mia benedizione sia con te e
che il mio Eterno Amore e la mia Pace
ti accompagnino sempre
perchè dal mondo non potrai riceverle come SOLO Io so donarle perchè...
IO SONO AMORE E PACE!

TUO,
PADRE

la preghiera di DIO NOSTRO PADRE

Figlio mio che sei in Terra,
preoccupato, confuso, disorientato,
solo, triste, angustiato...
lo conosco perfettamente il tuo nome, e lo
pronuncio benedicendolo perchè ti amo.
No!.. Non sei solo, perchè Io abito in te;
insieme costruiremo questo Regno,
del quale tu sarai il mio erede.
Desidero che tu faccia sempre la mia volontà,
perchè la mia volontà
è che tu sia felice.
Devi sapere che potrai sempre contare su di me perchè non ti abbandonerò mai e che
avrai sempre il pane quotidiano, non ti preoccupare,
solo ti prego di dividerlo sempre con il tuo prossimo,
con i tuoi fratelli.
Sappi che perdono sempre le tue offese,
ancor prima che tu le commetta e
pur sapendo che le rifarai,
per questo ti prego che tu faccia lo stesso
con chi ti offende.
Desidero che tu non cada in tentazione,
per questo aggrappati forte alla mia mano e
confida sempre in me e Io ti libererò dal male.
Ricorda e non dimenticare mai
che TI AMO dall’inizio dei tuoi giorni,
e ti amerò fino alla fine...
IO TI AMERO’ SEMPRE PERCHE’ SONO TUO PADRE!
Che la mia benedizione sia con te e
che il mio Eterno Amore e la mia Pace
ti accompagnino sempre
perchè dal mondo non potrai riceverle come SOLO Io so donarle perchè...
IO SONO AMORE E PACE!

TUO,
PADRE